martedì 12 aprile 2011

"Esco o non esco" di Matteo Biserna

Perché poi dobbiamo uscire? Dove cazzo dobbiamo andare? Anche il nome “uscio” sembra fatto apposta per chi deve andare, non per chi resta. Il dubbio è forte, ossessivo, e nel dubbio ci sta il peso dell’impazienza di incontrare il mondo fuori, e, insieme, l’ansia di finire ancora peggio. Bella sbatta, dai. Meglio non andare, oggi si nota certo di più il non-esserci, al party, che intanto non si fanno figure di merda, si può affermare che il vuoto di noi è spesso molto più onorevole di un nostro-Me-non-in-forma. Essere altrove è “IN”, lascia adito all’immaginazione, poco importa se poi, in realtà, siamo sul divano a grattarci le due facce della medaglia. Questo nessuno lo saprà e la serata sarà X. Pari, per sempre. Ma il dubbio ha la forza di irrobustire sé stesso e si crogiola nelle lancette dell’orologio, tic toc tic toc. Che fai? È tardi! Parti per il party o resti a grattarti? Ti chiamano, stasera pare che ti vogliano proprio e tu spari: ”Ah, ciao..no, non so dai, ci terrei a venire, magari vengo dopo, tienimi una birra dai!”. Sapete entrambi che non andrai, ma è un antico rito, una consuetudine squisitamente sociale. In questo balletto di stronzi…
E io, che cazzo faccio ora? Esco o non esco…

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